Gay & Bisex
Marco and Alvin 31
10.09.2026 |
464 |
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"Dentro la stanza scelta da Eddy, i tre corpi restarono intrecciati ancora a lungo, mentre la casa sulla collina cominciava, per la prima volta, a sentirsi davvero abitata..."
I dieci giorni passarono in un ritmo quasi domestico e, allo stesso tempo, carico di anticipazione.Marco e Alvin uscirono spesso. Andarono a Palermo e a Catania a scegliere stoffe pesanti per le tende, lenzuola di cotone egiziano bianco, asciugamani spessi, diffusori di profumo discreti (legno di sandalo e bergamotto, niente di troppo dolce). Comprarono bicchieri pesanti, un set di lubrificanti di qualità da lasciare in ogni camera, candele basse, un piccolo frigorifero per ogni stanza con acqua e qualche bottiglia di vino bianco. Alvin insisteva su dettagli precisi: ganci solidi dietro le porte, specchi posizionati in modo strategico, luci regolabili. «Gli ospiti devono sentirsi guardati e protetti allo stesso tempo», diceva mentre provava un interruttore.
Di sera tornavano a casa, cenavano in giardino e facevano l’amore con una calma quasi cerimoniale. Alvin ogni tanto sussurrava: «Tra pochi giorni Eddy sceglierà una di queste stanze. E io dirò esattamente cosa potrà farti.»
Eddy arrivò il venerdì pomeriggio.
La macchina si fermò sul piazzale di ghiaia. Quando scese, alto, scuro, con una valigia piccola e quel sorriso lento, fischiò basso guardando la facciata.
«Avete fatto un lavoro del cazzo. È un’altra casa.»
Marco andò incontro a lui. L’abbraccio fu lungo, caldo, familiare. Alvin restò un passo indietro, le mani in tasca, a osservare. Poi strinse la mano a Eddy e lo fece entrare.
La “cerimonia” fu semplice e precisa, come avevano deciso.
Alvin accompagnò Eddy per le tre camere finite. Gli fece toccare i materassi, aprire gli armadi, provare la pressione dell’acqua nei bagni. Alla fine lo riportò nel salone e gli disse, con voce calma:
«Scegli. Una sola. Quella sarà la tua per il weekend. Le regole le conosci: io dirigo. Tu chiedi, io decido. Marco esegue. Se qualcosa non va, si ferma tutto.»
Eddy guardò le tre porte, poi indicò quella in fondo al corridoio, la più isolata, con la finestra che dava sui limoni.
«Quella.»
Alvin annuì. «Bene. Allora andiamo.»
Salirono. La stanza odorava di pulito e di legno nuovo. Eddy posò la valigia. Alvin chiuse la porta a chiave e si voltò verso i due.
«Spogliatevi, Entrambi.»
Marco e Eddy obbedirono in silenzio. Quando restarono nudi, Alvin li squadrò a lungo. Poi si tolse solo la maglietta e si sedette sulla poltrona larga accanto al letto, gambe divaricate.
«Marco. In ginocchio. Eddy, avvicinati.»
Marco si inginocchiò sul tappeto. Eddy gli si mise davanti. Alvin parlò di nuovo, la voce bassa e ferma:
«Lento. Solo con la bocca. Niente mani. Voglio vedere quando lo fai venire senza toccarlo.»
Marco aprì le labbra e prese il cazzo di Eddy. Era già duro, spesso, caldo. Cominciò a succhiare con ritmo lento e profondo, gli occhi ogni tanto alzati verso Alvin. Eddy gemette, le mani lungo i fianchi, senza osare toccare. Alvin guardava, una mano che accarezzava il proprio cazzo ancora dentro i pantaloni.
«Più fondo. Tieni la cappella in gola qualche secondo. Così. Bravo.»
Passarono diversi minuti. La saliva colava. Eddy respirava pesante. Quando Alvin vide che era vicino, alzò una mano.
«Basta. Fermati.»
Marco si staccò, le labbra lucide. Eddy emise un suono frustrato.
Alvin si alzò, si tolse i pantaloni e restò nudo. Il cazzo gli batteva pesante. Si avvicinò al letto.
«Marco, a pecora. Sul materasso. Eddy, dietro di lui. Entri quando lo dico io. Piano. Solo metà. Poi aspetti.»
Marco si sistemò. Eddy gli aprì le natiche, si sputò sulla mano, si lubrificò. Alvin gli fece cenno. Eddy premette e entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, fino a metà. Marco gemette. Alvin si chinò accanto al suo viso e gli accarezzò i capelli.
«Respira. Non spingere indietro. Aspetta.»
Restarono così a lungo. Eddy immobile, il cazzo pulsante dentro Marco. Alvin ogni tanto gli diceva di uscire quasi del tutto e rientrare, sempre solo a metà. Poi, dopo quello che sembrò un’eternità:
«Adesso tutto. Fino in fondo. E scopalo. Ritmo medio. Non venire.»
Eddy obbedì. Cominciò a muoversi, spinte profonde e regolari. Il letto scricchiolava piano. Marco teneva la fronte contro le braccia, i gemiti bassi. Alvin camminava intorno a loro, a volte gli toccava la schiena, a volte prendeva Marco per i capelli e gli alzava il viso per baciarlo mentre veniva scopato.
«Cambia. Marco sopra. Eddy sulla schiena.»
Si sistemarono. Marco si calò lentamente sul cazzo di Eddy, le mani sul petto scuro e ampio. Alvin gli si mise dietro, in ginocchio, e gli parlò all’orecchio:
«Su e giù. Lento. Stringi quando scendi. Voglio sentirlo gemere.»
Marco eseguì. Eddy teneva i fianchi di Marco e guardava Alvin, in attesa. Dopo un pezzo Alvin gli porse il proprio cazzo.
«Aprila. Succhia mentre lo cavalchi.»
Marco abbassò la testa e prese Alvin in bocca, continuando a muovere i fianchi. Il suono umido delle due penetrazioni riempiva la stanza. Alvin gli teneva i capelli e dettava il ritmo con piccoli movimenti del bacino.
Quando decise che era abbastanza, si staccò e parlò con voce roca:
«Adesso vi prendo entrambi. Eddy, resta dentro. Marco, chinati in avanti.»
Marco si piegò sul petto di Eddy. Alvin si posizionò dietro di lui, si lubrificò e premette. Il cazzo entrò accanto a quello di Eddy, lentamente, con una pressione enorme. Marco emise un suono acuto, le unghie che affondavano nelle spalle di Eddy. Per un momento i tre restarono fermi, uniti.
Poi Alvin cominciò a muoversi.
Dirigeva ancora. «Tu stai fermo, Eddy. Io spingo. Marco, respira e apriti.»
Le spinte erano profonde, controllate. Eddy gemette sotto di loro, sentendo il movimento di Alvin contro il proprio cazzo. Marco era perso, pieno come non mai, gli occhi chiusi, la bocca aperta.
Alvin accelerò solo alla fine.
«Venite. Tutti e tre. Adesso.»
Eddy venne per primo, con un gemito grosso, riempiendo Marco. Marco lo seguì quasi subito, il corpo che si contraeva intorno a entrambi i cazzi. Alvin diede ancora poche spinte profonde e venne anche lui, aggiungendo il proprio liquido, un suono grave che gli uscì dal petto.
Restarono uniti a lungo, ansimanti, sudati. Quando Alvin uscì piano, Marco scivolò di lato e finì tra i due corpi. Eddy gli accarezzò i capelli con una mano grande, ancora incredulo.
Più tardi, nudi sotto il lenzuolo leggero, con le finestre aperte sul profumo dei limoni, Eddy parlò a voce bassa.
«Avete fatto una cosa seria. Non solo la casa. Quello che avete costruito tra voi due… e il modo in cui mi avete fatto entrare stasera. Mi è mancato. Tanto. Con voi sto bene in un modo che non trovo da nessun’altra parte.»
Fece una pausa. Guardò prima Marco, poi Alvin.
«Se vi serve qualcuno qui… per la struttura. Per aiutare. Per restare. Posso provarci. Un periodo di prova. Poi decidete. Non vi chiedo di essere una coppia a tre. Vi chiedo solo di poterci stare dentro.»
Alvin e Marco si guardarono.
Un silenzio lungo, carico. Poi Alvin fece un piccolo cenno del capo. Marco annuì.
«Va bene», disse Alvin. «Prova. Resta. Vediamo come funziona. Regole uguali: io decido i limiti. Tu rispetti. Marco è al centro, ma passa sempre da me.»
Eddy sorrise, lento e genuino. «Accetto.»
Marco si alzò a sedere. Guardò tutti e due, ancora nudi e lucidi, e senza dire niente si chinò. Prese prima il cazzo di Alvin in bocca, poi quello di Eddy, alternandoli con calma, succhiando a fondo, lasciando che la saliva li bagnasse entrambi. Li portò vicini, uno accanto all’altro, e li prese insieme il più possibile, le labbra tese. Quando Alvin venne, deglutì. Quando Eddy lo seguì poco dopo, deglutì anche quello, fino all’ultima goccia.
Si rialzò, le labbra lucide, e sussurrò:
«Accordo siglato.»
Alvin gli accarezzò la guancia. Eddy gli passò una mano sulla schiena.
Fuori i limoni muovevano le foglie nel vento notturno.
Dentro la stanza scelta da Eddy, i tre corpi restarono intrecciati ancora a lungo, mentre la casa sulla collina cominciava, per la prima volta, a sentirsi davvero abitata.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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